Minucciano

Minucciano (697 m.S.l.m.)


Di origini antichissime (esistono reperti archeologici risalenti all’età del bronzo ritrovate nelle vicinanze dell'Eremo della Beata Vergine del Soccorso) in queste terre si collocarono per primi gli apuani, assoggettati e cacciati poi dai romani, che fondarono il "castrum". Il paese prende il nome dal console romano Quinto Minucio Termo, (in precedenza il luogo si chiamava “Saltus”) incaricato all’epoca della difesa del confine dalle invasioni barbariche (testimonianza degli insediamenti d'epoca romana sono alcuni reperti archeologici ed il toponimo che rileva un "Fundus Minuccianus"). Sembra che nel borgo di Minucciano nel II secolo a.C. si sia verificata la leggendaria battaglia nella quale il console Quinto Minucio Termo rischiò di vedere distruggere le sue legioni contro gli apuani, anche se i romani ebbero la meglio, al punto tale da fare derivare il nome del borgo proprio dal console romano che riuscì nell’impresa.
All'epoca delle invasioni barbariche il territorio di Minucciano venne attraversato da gotifranchi elongobardi. A causa di questi eventi l’intera zona si spopolò.
In epoca altomedievale il borgo si consolida e diventa infine un feudo dei Malaspina, potenti signori della Lunigiana i quali vi dominarono fino al secolo XI.
Dopo il Mille il centro entra nei possedimenti lucchesi, attraversando la sua fase di massimo splendore. Durante questo periodo alla città venne concesso il potere di battere moneta, entrò così in circolo il Barbone minuccianese. È un privilegio, questo, che viene conferito in genere a borghi e "comunitas" particolarmente ricche e tenute in grande considerazione dalle autorità per la loro importanza strategica ed economica. Minucciano era infatti diventato uno dei centri più importanti della zona.
Per via della sua posizione strategica, al confine tra la Garfagnana e la Lunigiana, il borgo di Minucciano fu a lungo conteso tra PisaFirenze, il casato dei Visconti di Milano e gli Estensi diFerrara.
Nei secoli Minucciano vide alternarsi al potere dapprima la Repubblica di Pisa, successivamente quella di Firenze, che vi governò per un breve periodo, quindi i Visconti che persero poi il borgo a vantaggio di Lucca. Successivamente il borgo di Minucciano venne riconquistato dai Malaspina, alleati per l'occasione con gli Estensi, i quali vi dominarono per un breve periodo prima che il borgo venisse annesso definitivamente nel 1447 ai possedimenti della Repubblica di Lucca.
Entrata definitivamente nell'orbita della repubblica lucchese, la località venne eretta a sede vicariale(vicarìa montana nel 1463), seguendo le sorti di Lucca fino all'annessione di entrambe al Regno d'Italia, avvenuta nel 1861. Tra la fine del XV secolo e la metà del XIX Minucciano fu un'exclavelucchese circondata da ogni parte da comunità appartenenti agli Stati Estensi, ai Malaspina o allaToscana. Proprio in virtù di questa particolare condizione vi furono frequenti questioni di confine con gli stati vicini; ciò portò la Repubblica di Lucca a far realizzare una serie di bellissime carte del territorio di Minucciano, ancor oggi conservate presso l'Archivio di Stato di Lucca.
Minucciano, saccheggiato dalle truppe spagnole condotte da Francesco III d'Esteduca di Modena(1745), è stato nella storia colpito da due violenti terremoti nel 1837 e nel 1920 dai quali si è risollevato con tenacia grazie ad una solida economia e al carattere forte del suo popolo. Ilterremoto del 1837 determinò anche il crollo dell’antica torre difensiva che sormontava il castello e che la popolazione volle ricostruire immediatamente. Il terremoto del 1920 avvenne il 7 settembre alle ore 8 circa. Fu molto violento ed i danni ingenti e fu stimato ad un'intensità pari al 9°-10° della scala Mercalli. Minucciano ebbe 16 morti. I soccorsi furono a quanto pare sufficientemente veloci, non lo stesso si può dire della ricostruzione che si protrasse per diversi anni[3]. 23 giugno 2013 la data dell'ultimo forte terremoto con epicentro proprio il Comune di Minucciano; è stata rilevata una scossa di 4.4 gradi della scala Richter.













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