Fortezza delle Verrucole

Fortezza delle Verrucole ( 655 m.S.l.m.)

La fortezza delle Verrucole in Garfagnana, provincia di Lucca, fu costruita dalla famiglia dei Gherardinghi nell’XI secolo. Arroccata su uno sperone roccioso da cui si domina il paesaggio, è stata trasformata in presidio militare estense nel XVI secolo dall’architetto Marco Antonio Pasi. Persa la funzione militare, il complesso è stato abbandonato alla fine del XVIII secolo. Divenuta proprietà privata alla fine dell’Ottocento, nel 1985 la fortezza è stata acquistata dal Comune di San Romano in Garfagnana che ha avviato un progetto di recupero e di valorizzazione.Imponente sito fortificato elevato su un alto rilievo dominante l’alta valle del Serchio, la fortezza delle Verrucole costituisce un interessante esempio di immobile di notevoli dimensioni che, sottoposto per decenni al degrado e all’abbandono, alla fine dello scorso secolo è stato inserito dal Comune di appartenenza in un esteso programma di ripristino. I restauri condotti alle strutture della fortezza tra 1992 e il 2012 hanno contribuito a portare alla luce le tracce plurisecolari della storia di questo edificio e a ripercorrerne, grazie al lavoro combinato di storici e archeologi, le principali fasi costruttive.
La storia architettonica della fortezza ha inizio tra l’XI e il XII secolo, all’emergere del fenomeno dell’incastellamento in Garfagnana. Nel 1185 il sito, come testimonia un diploma imperiale di Federico I, risultava essere possedimento della dinastia gherardinga, proprietaria fin dal X secolo di molte terre in Garfagnana.
I Gherardinghi dettero avvio alla costruzione di una rocca, elevata a scopo difensivo contro gli attacchi delle truppe lucchesi, contro cui si allearono nel XII secolo a fianco dei pisani. In questo periodo il sito fortificato doveva già essere articolato in due vette separate, collegate tramite un avvallamento o sella: in una vetta sorgeva la rocca vera e propria, destinata a funzioni militari, nell’altra trovava luogo una ‘domus communis’, probabilmente destinata allo svolgimento delle funzioni amministrative.
La signoria gherardinga ebbe una durata piuttosto lunga, sebbene nella seconda metà del secolo XIII molte terre gli furono sottratte dall’esercito lucchese, impegnato nella riacquisizione del contado. Nel 1272 essi continuavano tuttavia a mantenere il proprio dominio su parte del territorio garfagnino come risulta da unoStatuto sottoscritto da tutti i comuni della curia delle Verrucole. Fra gli articoli enumerati in questo documento ve n’era uno dedicato alla buona manutenzione della fortezza, che vietava a chiunque di deteriorarne o danneggiarne i muri.
Sul finire del XIII secolo i Gherardinghi persero la propria egemonia sulla Garfagnana. La rocca delle Verrucole passò in mano al Comune di Lucca, il quale affidò nel 1296 la gestione di questo possedimento alla famiglia lucchese dei Guidiccioni.   Tra il 1328 e il 1345 il forte diventò proprietà del condottiero ghibellino Spinetta Malaspina. Del periodo compreso tra la seconda metà del XIV secolo e la prima metà del secolo seguente rimangono scarsissime informazioni documentarie. L’immobile entrò probabilmente in una fase di scarso utilizzo, interrotta solo con l’arrivo della dinastia estense.
A partire dal 1429 la casata degli Este di Ferrara volse, con successo, le sue mire espansionistiche sulla Garfagnana. Nel 1446 anche Verrucole si sottomise al governo ferrarese.
Gli Este intrapresero nell’Alta valle del Serchio un esteso programma di recupero e rispristino del fitto sistema di centri fortificati medievali, facendo di questi rinnovati siti la propria rete strategica di controllo militare.
Fu Leonello d’Este a intraprendere il ripristino del forte delle Verrucole, in seguito proseguito dai sui successori, Borso e Ercole I d’Este. In questo primo periodo estense la fortezza fu trasformata in una sorta di ‘cittadella’ costituita da due rocche, una quadrata e una circolare, governate da distinti castellani. Alle cortine murarie di epoca medievale fu aggiunto, dietro alla rocca tonda, un recinto poligonale, oggi noto come ‘orto del capitano’ (secondo la denominazione conferitagli nel XVIII secolo), dove fu innalzata una torre semicircolare ad uso di polveriera. Tra 1489 e il 1500, sotto la supervisione del commissario estense Niccolò Pendaglia,  furono compiute altre operazioni di restauro, che consistettero principalmente nel potenziamento e rialzamento delle mura, effettuate grazie al contributo di maestranze comasche. I lavori dovettero sortire un effetto positivo vista la resistenza che mostrò avere il fortilizio all’attacco delle truppe papali nel 1512. In quell’anno Francesco della Rovere, nipote di Papa Giulio II, conquistò Modena e occupò militarmente la Garfagnana ma senza riuscire a sconfiggere le rocche di Castelnuovo, Vallico, Trassilico e Verrucole, le quali rimasero sotto il dominio lucchese fino al ritorno della famiglia Este nel 1513. Questa resistenza conferì alle Verrucole la fama di fortilizio ‘inespugnabile’, capace di arginare un secondo attacco papale nel 1521 perpetrato dall’esercito fiorentino in nome di Leone X.
Tra il 1522 e il 1525 Alfonso I d’Este assegnò l’incarico di commissario della Garfagnana al poeta  Ludovico Ariosto. L’esperienza ariostesca in queste terre fu breve e segnata da continui disordini, dovuti al diffuso fenomeno del banditismo. Nel carteggio conservato tra il duca e l’Ariosto non emergono descrizioni delle Verrucole ma è possibile ricavare alcuni riferimenti in merito ai lavori di ristrutturazione e consolidamento.
Nella seconda metà del XVI secolo Alfonso II decise di adeguare la fortezza alle nuove esigenze belliche e inviò in Garfagnana l’architetto carpigiano Marc’Antonio Pasi, il quale soprelevò la rocca tonda, progettò dei baluardi per le punte sud-occidentale e nord-orientale del forte, demolì la rocca quadra ed aggiunse all’interno della cinta muraria altre strutture necessarie all’equipaggiamento della guarnigione.
Durante il XVII secolo le notizie storico-architettoniche sulla fortezza si riducono drasticamente, probabilmente per l’assenza di significative opere di rinnovo o restauro, che giunsero solo nella seconda metà del secolo successivo, sotto il principato di Francesco III d’Este.  Nel 1774 l’ingegnere estense Giovanni Costa fu infatti incaricato di stendere una dettagliata relazione sullo stato della fortezza in previsione del suo restauro.
L’affermazione del governo francese comportò un blocco nel ripristino delle strutture. Nel 1808 la fortezza, ormai in disarmo e già in pessimo stato conservativo, fu messa all’asta, ma rimase invenduta. Il governo di Lucca, sotto la direzione di Elisa Baciocchi, decise dunque di concedere tutti i terreni esterni ed interni del forte in affitto ad un privato.
Ripristinato nel 1814 il governo estense, l’ingegnere Domenico Ferrari fu inviato a visitare la fortezza e a valutarne le condizioni conservative. I gravi problemi statici dell’edificio, che minacciava rovina sul sottostante paese, imposero un immediato restauro di consolidamento. A seguito della messa in sicurezza l’immobile fu dismesso e rimase disabitato fino al 1866, quando entrò a fare parte dei possedimenti del Demanio italiano, che lo alienò a privati.
Nel 1986 il Consiglio Comunale di San Romano in Garfagnana decise di acquistare l’immobile per 15 milioni di lire e di impegnarsi successivamente nel suo restauro. Le operazioni di riedificazione e restauro integrativo dell’immobile, iniziate nel 1992 su progetto dell’architetto Gianclaudio Papasogli Tacca, offrono ora molteplici occasioni di riflessione sulle scelte metodologiche intraprese nei lavori e sulle tipologie di riuso e valorizzazione prospettate per la struttura.
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